la politica miope di Matteo Renzi

07-09-2015

Ogni euro sottratto alle classi medio-basse in termini di maggiori imposte da pagare o di minori servizi offerti (con conseguente maggior esborso da parte degli utenti), è un euro sottratto ai consumi.

Ogni euro reso disponibile alle medesime classi rappresenta un euro che, con tutta probabilità, verrà speso sotto forma di maggiori consumi.


Per rilanciare l’economia del nostro Paese è dunque necessario che i cittadini che appartengono alle classi medio-basse, i quali rappresentano la larga maggioranza della popolazione, dispongano di più risorse da spendere in consumi.

Il provvedimento più significativo in questo senso varato dal governo Renzi all’inizio del suo mandato, si direbbe quello della riduzione di imposte per tutti i lavoratori dipendenti pari a 80 euro. Peccato che lo stesso Renzi abbia contemporaneamente ridotto notevolmente i trasferimenti economici agli enti locali, oltre che aver introdotto, qua e là, vari balzelli. In sostanza, ciò che con una mano dava, con l’altra toglieva.

Sotto questa luce si rileva la natura sostanzialmente propagandistica della sua manovra. Egli non era veramente interessato a rilanciare i consumi, ma ad avere un forte argomento da sbandierare ad ogni occasione. Come in effetti è accaduto, e continua ad accadere.

Oggi ci troviamo di fronte a una nuova trovata di questo genere, messa in campo probabilmente per rilanciare l’immagine del governo, notevolmente appannata negli ultimi mesi: l’abolizione della tassa sulla prima casa. In sé, sarebbe un’ottima iniziativa, anche se essa andrebbe rivolta soprattutto ai cittadini meno abbienti; mentre dai calcoli degli esperti economici sembrerebbe che i maggiori benefici andranno ai ricchi. Ma l’aspetto più discutibile è che non si parla (o si parla molto genericamente) del dove verranno le risorse per coprire il buco di bilancio che si produrrà. E questo è un pessimo segnale. C’è da temere infatti che – ancora una volta – si procederà a consistenti tagli ai servizi (sanità), senza escludere ritocchi verso l’alto di alcune imposte. A quest’ultimo proposito, si sente già parlare di razionalizzazione delle tasse locali. Razionalizzazione è una brutta parola usata dai politici quando intendono aumentare le imposte o i costi di qualche servizio: tolgono qualcosa di qua, aggiungono qualcosa di là, accorpano delle voci, introducono qualche nuova sigla… Ma alla fine il cittadino si trova a pagare complessivamente di più di quanto pagava in precedenza.

Sarebbe ora di smetterla con queste buffonate e trovare il coraggio di andare a prendere i soldi dove ce ne sono in abbondanza: nell’evasione fiscale e riducendo gli sprechi e le inefficienze della elefantiaca macchina dello Stato.

Perché Renzi non si muove in questa direzione? Perché l’evasione fiscale continua a viaggiare al ritmo di 120-150 miliardi l’anno, senza che si prendano provvedimenti seri per ridurla? Perché ha praticamente costretto alle dimissioni il commissario Cottarelli, che gli aveva consegnato una dettagliata relazione su come ridurre le spese?

Tutto questo dimostra che, al di là di tante chiacchiere, specialità in cui è abilissimo, Renzi intende muoversi in maniera non molto dissimile rispetto ai suoi predecessori.


Un vero rilancio dell’economia italiana richiederebbe adottare decisioni che nessun politico oggi osa prendere in considerazione. Dovremo perciò accontentarci dei soliti “pannicelli caldi”, continuando a occupare gli ultimi posti in Europa per quanto riguarda la crescita.


Parole chiave: Matteo Renzi