Il compito sovrumano che attende Matteo Renzi

29-05-2014

Il successo di Matteo Renzi, al di là di ogni aspettativa, alle recenti elezioni europee, va letto come una pressante richiesta di cambiamento. Renzi, più di ogni altro, ha saputo cogliere questa esigenza e dare a essa uno sbocco in termini di proposte.

Tutti sono d’accordo: ora è il momento di passare ai fatti. Se Renzi dovesse deludere il suo elettorato, perdendo tempo o semplicemente con soluzioni al ribasso, sarebbe una catastrofe. Non solo per lui e per il Partito Democratico, ma per l’intero sistema politico italiano, già sceso a livelli infimi di credibilità presso l’opinione pubblica.

Ne abbiamo avuto un chiaro esempio in Francia, dove l’inerzia del governo socialista presieduto da Hollande si è tradotta in una netta vittoria delle forze di destra, che ora spingono per l’uscita del loro Paese dall’Unione Europea.

Cosa chiedono gli elettori a Matteo Renzi?

Prima ancora delle cosiddette riforme istituzionali, sicuramente importanti, i cittadini vorrebbero veder affrontato in maniera seria il problema del lavoro e, più in generale, si aspettano che vengano presi robusti provvedimenti per far ripartire l’economia del nostro Paese. Si sono dati 80 euro in più al mese ai lavoratori dipendenti, detassando le loro buste paga. E’ un buon inizio. Ma certo non basta.

Per uscire dalla crisi è necessario agire su più fronti, con un’azione coordinata e sinergica. Oltre a fare in modo che i cittadini dispongano di un maggior reddito da destinare ai consumi, bisogna dare il via a un corposo programma di lavori pubblici, incentivare le aziende che investono in ricerca e innovazione, snellire la Pubblica Amministrazione, favorire l’acquisto di abitazioni da parte delle giovani coppie, e tanto altro.

Per la maggior parte di questi provvedimenti servono risorse, risorse ingenti, che devono essere però reperite senza imporre nuove tasse o fare ulteriori tagli ai servizi (come è accaduto sostanzialmente finora). Le risorse vanno cercate recuperando l’evasione fiscale con azioni efficaci (e non solo fingendo di farlo) e riducendo le spese improduttive, in special modo quelle riconducibili, direttamente o indirettamente, alla politica.

E’ questa la maggior sfida che attende il governo Renzi. Non l’opposizione della destra sul versante delle riforme istituzionali, non le imboscate da parte della minoranza del suo stesso partito, bensì le resistenze dell’intera classe politica a tutto ciò che viene a intaccare i privilegi accumulati nel tempo e le variegate aree del sottobosco che alimenta il consenso.

Combattere seriamente l’evasione fiscale vuol dire inimicarsi intere categorie di cittadini, in particolare artigiani, commercianti, piccoli imprenditori: un serbatoio enorme di voti a cui nessun politico si sente di rinunciare.

Tagliare le spese improduttive, ad esempio eliminando o ridimensionando gli enti inutili, la miriade di società che ruota attorno ai ministeri e agli enti locali, le stesse Province, vuol dire andare a toccare le basi stesse che hanno sostenuto i vari partiti in tutti questi anni. Lo abbiamo visto con grande chiarezza qualche settimana fa, quando si è cominciato a parlare di abolire carrozzoni come l’ACI e il CNEL. C’è stata subito un’alzata di scudi, con pressioni fortissime sul governo. Risultato: almeno in prossimità delle elezioni, tutto si è arenato nelle paludi di qualche commissione parlamentare.

E gli esorbitanti compensi ai deputati e ai senatori, dove li mettiamo? La riduzione del numero dei parlamentari e dei consiglieri regionali?

Si continua a parlarne, ma poi non succede mai niente.

La sfida più grande con cui dovrà cimentarsi Matteo Renzi è dunque quella di convincere l’intera classe politica a una drastica cura dimagrante, diretta sia ai vantaggi economici di cui ha goduto finora, sia alle diverse entità – veri e propri centri di potere – che assorbono fiumi di denaro in rendite parassitarie per dirigenti e consigli di amministrazione, restituendo poco o nulla al cittadino in termini di servizi.

L’alternativa è quella di vivacchiare, approvando di tanto in tanto qualche provvedimento del tutto marginale, con molti annunci a effetto, senza andare veramente a incidere sulle cause prime del disastro in cui versano i conti pubblici italiani. E’ ciò che hanno fatto i diversi governi succedutisi negli ultimi anni, compreso quello di Enrico Letta.


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