Cosa cosa chiedono i cittadini al Partito Democratico

13-06-2013

La grande vittoria riportata dal Partito Democratico alle recenti elezioni amministrative, con la conquista di 17 grandi Comuni su 17, pone l problema di come conservare (e possibilmente accrescere) il vantaggio acquisito.

A poco più di un mese dall’insediamento del governo Letta, ai tanti annunci, soprattutto riguardo al rilancio economico del nostro Paese, sono seguiti pochissimi provvedimenti concreti. Si ha l’impressione che l’attenzione dell’esecutivo si stia spostando sempre più verso il terreno delle riforme istituzionali, sicuramente importanti, ma non certo urgenti come le misure da prendere per contrastare la crisi economica in atto.

Sul campo avverso, nel PdL, assistiamo quasi quotidianamente a prese di posizione che hanno spesso il sapore di un ultimatum, come quelle di Brunetta, che insistono sulla necessità di abolire completamente l’IMU sulla prima casa e di bloccare l’aumento dell’IVA (la cui entrata in vigore è prevista per il primo luglio). Che siano esternazioni del tutto demagogiche risulta chiaro dal fatto che non viene mai specificato dove si prendono i soldi per compensare le mancare entrate che queste misure comportano.

Tutti sono concordi nell’eliminare, o almeno nel ridurre l’odiosa tassa sulla prima casa, come riconoscono l’importanza di bloccare il programmato aumento dell’IVA per evitare di deprimere ancor più i già ridotti consumi degli italiani. Il problema è che, al momento, mancano le risorse per dar seguito a tali provvedimenti.

Il rischio, molto concreto, è che si finisca, come al solito, per praticare ulteriori tagli, qua e là, nel settore dei servizi, accompagnati, sempre qua e là (in modo che siano meno percepibili dai cittadini), da qualche ritocco verso l’alto di alcune imposte, per recuperare almeno in parte le risorse che occorrono.

Con questa strategia di basso livello, quello che i cittadini risparmiano da una parte verrebbe loro tolto dall’altra in termini di maggiori costi dei servizi essenziali e di maggiori tasse. Da un punto di vista economico, poi, questi “giochetti” non producono alcun risultato, poiché le risorse disponibili per i consumi rimangono, desolatamente, le stesse.

I soldi che servono – non solo per ridurre l’IMU e per bloccare l’aumento dell’IVA, ma anche per investimenti pubblici e per incentivi mirati alle imprese volti a rilanciare l’occupazione (per non parlare della tante volte annunciata diminuzione delle imposte sul lavoro) – vanno reperiti riducendo le spese improduttive, quelle che vengono fagocitate dalla elefantiaca macchina dello Stato. Ma certo questo non è sufficiente. Bisogna anche andare a incidere sui grandi patrimoni, attuando finalmente una seria politica di redistribuzione della ricchezza verso le classi meno abbienti.

Qualche miliardo potrebbe essere reperito tassando i grandi patrimoni (quelli superiori al milione di euro). I politici ci dicono che l’imposta sui patrimoni esiste già perché si paga l’IMU. Ma l’IMU pesa al massimo intorno all’1%, e poi non tocca le ricchezze finanziarie, le partecipazioni azionarie, ecc. Bisognerebbe accrescere la tassazione sui patrimoni, considerati però nel loro complesso, dallo 0,25 allo 0,4%.

Sempre nell’ottica di ridurre il dislivello tra chi ha molto e chi ha poco, si potrebbe anche aggiungere una ulteriore aliquota al 46-47% per i redditi oltre i 100-120 mila euro l’anno. Poi ci sono le spese della politica. Cosa si aspetta a diminuire il numero dei parlamentari e a ridurre i loro scandalosi compensi di almeno il 30%? E’ un’operazione che comporterebbe un risparmio non inferiore al centinaio di milioni annui. Forse non sarebbe molto significativa dal punto di vista macroeconomico, ma darebbe un segnale importantissimo ai cittadini.
Infine, si potrebbe – se ci fosse la volontà di farlo – ridurre e/o dilazionare ulteriormente nel tempo l’acquisto dei costosissimi cacciabombardieri F35 per liberare altre risorse. Se poi non si potesse fare a meno di ritoccare qualche tassa, si dovrebbe allora aumentare le imposte sui tabacchi, sui superalcolici; si potrebbe anche aumentare la percentuale che lo Stato incassa dai vari giochi e lotterie e, dulcis in fundo, ritoccare verso l'alto l’importo del bollo sui SUV, campioni di inquinamento e assai più pericolosi delle comuni automobili (come certificato da una recente indagine), sempre sperando che prima o poi le città più popolose si decidano a vietare l’accesso di questo veicolo nei loro centri storici.

Le risorse per rilanciare l’economia ci sono (attuando così quella politica di cambiamento tante volte auspicata da Bersani). Si tratta di stabilire delle priorità. Soprattutto si tratta di decidere se si vuole mettere al primo posto il bene dei cittadini o continuare a piegarsi supinamente agli interessi dei più ricchi e delle grandi lobby.

Su una seria politica di rilancio dell’economia si gioca comunque la credibilità del governo Letta e dello stesso PD. Finora abbiamo assistito a numerosi annunci, anche a effetto. Sarebbe ora di cominciare a vedere dei fatti davvero significativi…