A proposito di manovre economiche

19-05-2010

La recente notizia che il governo si appresta a varare una manovra del valore di circa 28 miliardi ha colto tutti di sorpresa. La necessità di tale manovra non sembra poter essere messa in discussione, in quanto imposta dalla UE. Ciò che si può discutere è la possibilità, anzi la certezza, che a pagare siano i soliti cittadini comuni.

Penso che il PD dovrebbe prendere una chiara posizione su questo (altrimenti in cosa si distinguerebbe dal centro-destra?): a pagare, questa volta, siano soprattutto quelli che non hanno mai pagato il dovuto in termini di tasse (gli evasori) e tutti coloro che godono di un trattamento di favore rispetto alla gran massa della gente.

E’ il momento che i politici, a cominciare dai parlamentari, rinuncino a una parte dei loro privilegi, anche se di non grande rilevanza dal punto di vista macroeconomico. Non dell’entità ridicola proposta recentemente da Calderoli (il 5%). Personalmente troverei ragionevole un 10% subito, per arrivare al 30% dalla prossima legislatura. Ciò allineerebbe i compensi dei nostri parlamentari, ora scandalosamente elevati, a quelli degli altri paesi europei.

Accanto a questo, aggiungerei la riduzione del numero dei parlamentari (di cui non sento più parlare), l’abolizione dell’adeguamento automatico dei loro emolumenti al costo della vita e la cancellazione del privilegio di maturare la pensione dopo pochi anni (vitalizi).
Ovviamente, un simile riavvicinamento dei trattamenti economici ai comuni cittadini dovrebbe riguardare anche i magistrati, i ministri, i sottosegretari e, in varia misura, i dirigenti pubblici.
Anche a livello locale si potrebbe fare molto, diminuendo il numero dei consiglieri regionali, provinciali, comunali, e tagliando i loro compensi dove eccessivamente alti. Si potrebbe replicare che gli enti locali godono di autonomia e non si può imporre dall’alto una simile scelta. Si può tuttavia farla rientrare nei criteri mediante i quali si valuta se un ente è “virtuoso” e merita quindi un trasferimento di risorse dallo stato nazionale.

Ma i “costi della politica” vanno ben oltre: bisogna tagliare tra le infinite consulenze - spesso solo un pretesto per elargire regali a chi può assicurare consensi -, riducendo fortemente la discrezionalità dei vari funzionari (specie a livello di sanità pubblica) e rendendo trasparenti i criteri per l’assegnazione. Tutti devono poter controllare, in qualsiasi momento, come vengono spesi i soldi dei cittadini.

Alla base dell’intollerabile livello di corruzione attuale, a tutti i livelli, c’è infatti l’eccessivo potere conferito a certi personaggi e la mancanza di controlli, effettuati da autorità indipendenti. Stiamo parlando di miliardi, forse di decine di miliardi, che ogni anno vanno in fumo, con scarsi o nulli vantaggi per i cittadini.
E’ anche il momento in cui chi guadagna di più, tra i privati cittadini, paghi tasse leggermente superiori a quanto ha fatto finora (diciamo un 45-46% al disopra dei 120-150.000 euro annui). E’ anche il momento di tassare le rendite finanziarie, non tanto i titoli di Stato o le obbligazioni, ma tutte le operazioni altamente speculative, come le compravendita di azioni in tempi ristretti, la compravendita di derivati, le vendite allo scoperto: tutte operazioni che non producono ricchezza per il Paese.

Solo dopo aver adottati tutti questi provvedimenti, se ancora occorre, si potrà vedere come coinvolgere i comuni cittadini...

Se la politica vuole tornare a essere credibile - e io spero che il PD prenda veramente sul serio questo obiettivo - deve dare l’esempio, rinunciando a molti dei propri privilegi, mettendo mano senza tentennamenti a questo sistema farraginoso di gestione del potere che rende fin troppo facile la corruzione.

Le statistiche dicono che oggi più del 40% dei cittadini dichiara di non voler votare o, comunque di non saper per chi votare. Non è forse abbastanza come segnale di disaffezione verso la politica in generale? O vogliamo aspettare i disordini di piazza...?

Poiché, è certo, quando verranno varate le nuove iniziative previste dalla manovra di Tremonti, quando i cittadini, si vedranno decurtati i già miseri stipendi da un aumento delle tasse e vedranno ridotti i servizi essenziali, con conseguente aggravio delle spese da sostenere di tasca propria, il consenso verso Berlusconi calerà drasticamente.

Parole chiave: Tremonti politica economia